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Liceo classico statale Francesco Scaduto

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Il mito di Ulisse, oggi

Il viaggio, voglia di evadere, di conoscere, di sfidare quell'ignoto, quel qualcosa vicino o lontano che ci attrae verso la nostra ITACA, la nostra meta il nostro desiderio. Un cammino che non sappiamo nemmeno di intraprendere che ci porta all'esperienza della realtà ma soprattutto alla conoscenza di noi stessi. A volte sembra che ciò che viviamo è un sogno, o forse sogniamo di fare qualcosa, dubitiamo, e restiamo delusi dalla stessa realtà che noi fuggiamo col nostro viaggio, perché forse il viaggio ci serve a crearci un mondo dove noi possiamo avventurarci con le possibilità di migliorarci, e sfidare ciò che non c'è, si sa per certo che giocando soli si vince sempre. Ma cosa è che ci porta a non approdare mai, che ci pone sempre davanti ad una sfida, a una voglia di ribellarci, di provare, di proseguire anche se con forte nostalgia di quelle poche sicurezze che lasciamo, inutile spiegarci chi sia Odisseo o cosa rappresenti l'Odissea; è troppo spiegare a noi stessi chi siamo, e che scopo abbia la nostra vita, perché la nostra strada ha quella e non un'altra direzione, non serve nemmeno farsele certe domande, non serve!

Troveremo le risposte alla fine dei nostro viaggio quando torneremo alla nostra ITACA.

 

1. Viaggio dentro se stessi

Quando il punto esclamativo che ci fa da bussola diventa interrogativo, che ci prende in contropiede e ci costringe ad aprire la carta geografica della nostra esistenza seguire col dito le strade percorse e indagare le ragioni che, ad ogni bivio, ci spingono a prendere quella e non un'altra direzione. Ognuno segue la sua via, immaginando il suo cammino, cercando gli angoli nascosti, gli attimi rimasti, anche se a volte storie vanno storte,
sono solo porte dietro porte, tutto resta uguale e tutto cambierà,
forse domani sarà meglio, forse domani sarà peggio, no domani è come
oggi solo di passaggio.
Cerchiamo, trovata la terra di utopia, dove le cose vanno come dovrebbero andare, un mondo a forma di noi.
Forse si viaggia per viaggiare, senza barattare il viaggio con la meta,
come se ogni secondo fosse l'ultimo; raggiungere il tempo per fissarlo
almeno un attimo negli occhi, per capire cos'è questa cosa che abbiamo
creato e che a un certo punto ci sfugge di mano, ci rende schiavi
e ci uccide ma siamo fortunati se riusciamo a scorgerne appena la coda,
anche se più ti avvicini più si allontana.
Possiamo approdare ovunque, ma non riusciremo mai a sbarcare da noi stessi.


2. Il mito di Ulisse

Premessa: Cos'è il mito?
Con la parola "mito" si intende letteralmente una narrazione favolosa intorno agli dei, alle origini, alle tradizioni di un popolo. Nella religione il mito è un racconto sacralmente garantito che dà un fondamento metastorico alla realtà. Nella fiiosofia, infine, il mito è inteso come una forma non perfetta di verità e come categoria autonoma di accesso alla verità.
Ma cos'è il mito per noi oggi? Certamente l'interpretazione della parola mito è molto diversa da quella tradizionale del passato; espressioni come "Sei un mito" ci fanno capire che questa parola ha assunto la funzione di un complimento, indica una persona da stimare a cui va l'ammirazione propria e del pubblico della situazione. In ogni caso la stima e l'ammirazione legata a questa parola è breve e momentanea, scemando con il passare dei tempo.Ma è proprio il tempo l'elemento essenziale perché qualcosa o qualcuno possa essere considerato mito; il tempo necessario per la sedimentazione nella memoria del pubblico di un determinato evento. Il mito è poi, come ci ha indicato Pavese, un insieme sintetico di concetti che riescono a scatenare passioni, sentimenti, emozioni, determinati stati d'animo comuni a tutti coloro che ascoltano il mito. Ecco un'altra caratteristica dei mito, cioè l'universalita' dei sentimenti umani che vi vengono rappresentati, caratteristica già posta all'attenzione dal Foscolo. Altro aspetto dei mito è la sua immortalità, grazie alla possibilità di sempre nuove interpretazioni della versione tradizionale.


3. Caratteristiche del mito

l) Sedimentazione storica nella memoria collettiva
2)Fatto sintetico che nutre un organismo di sentimenti, passioni, stati d'animo etc.
3)Universalità
4)Apertura a varie e sempre nuove interpretazioni.

Il mito è anche un contenitore di figure, simboli, strutture narrative, paradigmi ormai tradizionali. E da questo contenitore attingono continuamente, in maniera consapevole e non, le espressioni culturali della società di oggi. E' questo un sistema tipico di una società, come quella odierna, che si basa su grandi contenitori e macrosistemi quali possono essere i mass-media (E.Pellizzeri, Mitologia e Mitografia in Lo spazio della Grecia antica)


4. Il mito di Ulisse: Proemio dell'Odissea

Nel proemio dell'Odissea sono contenuti i vari e molteplici motivi che hanno ispirato molti autori dall'antichità sino ad oggi. Odisseo rappresenta I' "anér" per eccellenza di uomo con tutte le caratteristiche che gli sono proprie, con i suoi pregi e i suoi difetti, con la sua gloria e le sue debolezze. Egli è l'uomo ingegnoso, distruttore, conoscitore di uomini, capace di soffrire, responsabile perché adempie perfettamente ai suoi doveri di capo. Ma egli è anche soggetto al fallimento e alla solitudine che da ciò può conseguire.

1) Narrami o Musa, I'uomo dalle numerose risorse v.1

- ULISSE, ESSERE INGEGNOSO (polutropon)

2) che tanto vagò vv. 1 -2

- TEMA DEL VIAGGIO

3) dopo aver distrutto la sacra rocca di Troia v.2

- ULISSE DISTRUTTORE

4) di molti uomini vide le città e conobbe le menti v.3

- ULISSE CONOSCITORE DI UOMINI

5) molte sofferenze provò in animo vagando per mare v.4

- CAPACITA' DI SOFFRIRE DI ULISSE

6) Iottando per salvare la sua vita e il ritorno dei compagni v.5

- GENEROSITA', APERTURA VERSO GLI ALTRI DI ULISSE. ADEMPIMENTO DEI SUOI DOVERI DI CAPO.

7) ma neppure cosi potè salvare i compagni anche se lo desiderava v.6

- TEMA DEL FALLIMENTO

8) il loro sacrilegio li rovinò,

stolti, che osarono divorare i buoi di Helios

lperione, ed egli strappò loro il giorno dei ritorno

vv.7-8-9

- TEMA DEL FALLIMENTO

9) ... gli dei tutti lo compativano,

eccetto Posidone: terribile ed incessante era la sua ira

contro Odisseo simile a un dio, finché non giunse alla sua terra.

vv. 19-20

- TEMA DELLE AVVERSITA' CAUSATE DALL'IRA DEGLI DEI. TEMA DEL RITORNO AD ITACA.

 

5. Odisseo nella letteratura mondiale

ODISSEO INGANNATORE Da alcuni autori Odisseo è stato considerato come un modello da condannare, per il suo ingegno e la sua sete di conoscenza interpretati in maniera negativa. Virgilio, ad esempio, nel secondo libro dell'Eneide ai vv.44-55, 164 e ss. lo descrive come INVENTOR SCELERUM.

"O infelici cittadini perché tanto cieca follia?

Credete partiti i nemici o pensate che non celino

inganno i doni dei Danai? Cosi vi è noto Ulisse?..."

(VV.43 Eneide libro secondo - Discorso di Laoconte)

Altra interpretazione negativa dei personaggio di Ulisse è quella di Dante che nella Divina commedia lo colloca nella bolgia dei fraudolenti (Inf.XXVI vv.90 -142).


6. L'eroe in viaggio

La ricerca. L'Odissea è un poema avventuroso, diremo quasi romanzesco, dove l'eroe è uno solo, e non più in veste di combattente: egli si oppone inerme ai pericoli della via, agli elementi avversi della natura, all'ira implacabile di un nume che lo perseguita; non aspira alla conquista di una città nemica, ove porre il piede da vincitore, ma al ritorno in patria, per riposare il suo piede nella sua isola cara, e chinarsi a baciare commosso le zolle della sua terra. Il suo eroismo è fatto di fede e di perseveranza, d'amore per la sposa che aspetta, per il figliuolo lasciato bambino e che rivedrà uomo: sono queste le forze che lo guidano e lo sostengono, rendendolo "insommergibile" alle onde dei mare e della sventura e sordo alle lusinghe di chi cerca di trattenerlo per la via.

DANTE. Dante interpreta il viaggio come ricerca della conoscenza oltre ogni limite umano e per ciò trasgressivo; Ulisse è visto di conseguenza come uomo che rinuncia alle gioie dei ritorno, prendendo il mare, per amore di sapere, per sete di conoscenza.

PASCOLI. L'Ulisse di Pascoli riparte stanco della monotonia di Itaca, non crede nemmeno di essere vissuto e non si identifica in nessuna cosa.L’eroe ripercorre a ritroso dopo nove anni il viaggio, ma nulla gli si ripresenta uguale, tutto sembra un sogno dissolto.

SABA. Il poeta inquadra Ulisse, in una visione autobiografica, come uomo che nonostante la sua vecchiaia ha ancora voglia di provare emozioni, sia che siano positive, sia che siano negative.

FOSCOLO. Ha una visione del viaggio strettamente metaforica, mettendo in contrapposizione il ritorno e l'esilio.

KAVAFIS. Mette in luce la tensione tra l'aspirazione alla conoscenza, in vista dei viaggio stesso, e la gioia dei ritorno i quali rappresentano i due poli. Questi due poli non entrano in confiitto, ma confluiscono nella ricchezza dell'esperienza e nella felicità dei suo compimento.

JOYCE. Nella sua opera intitolata Ulysses paragona l'eroe Odisseo ad un uomo inglese Leopold Bloom. Quest'ultimo era un agente d'affari, che a causa dei suo lavoro era costretto a viaggiare molto. Ed è proprio il viaggio che viene tenuto in considerazione, tramite il quale il protagonista viene presentato quasi in chiave ironica, ed incarna alcune doti di Odisseo, quali la pazienza, l'amore per i viaggi, la nostalgia di casa.
Infine possiamo dire che per Joyce il nostro Ulisse, rappresenta ogni uomo anche perché Odisseo era l'anér per eccellenza.

PAVESE. Ripropone un dialogo fra Calipso e Odisseo. Un dialogo che mette in contrasto diversi aspetti dell'uomo viaggiatore, quali possono essere: il restare fermi in un luogo e il desiderio di ritornare in patria, oppure ancora, l'appagamento e la ricerca continua. Ma un aspetto che Pavese fa risaltare in maniera più evidente è il contrasto fra mortalità e immortalità. Mortalità, in un certo senso, tanto desiderata da Odisseo, poiché il suo desiderio di ritornare in patria è talmente forte da rifiutare l'immortalità, una vita senza fine offertagli da Calipso nel caso in cui fosse rimasto con lei nell'isola.

SEFERIS nell'opera intitolata "Sopra un verso straniero" descrive la figura di Odisseo, come quella di un viaggiatore che ha nostalgia della casa. Attraverso questa descrizione dell’eroe angosciato vengono ricordati tutti gli ostacoli e le difficoltà superate durante il viaggio; queste difficoltà rappresentano metaforicamente tutte le peripezie e i momenti negativi della vita di ogni uomo. Sempre in modo metaforico, la navigazione divoiene un ritorno indietro nel tempo, dove è l'anima a fare da timone e a parlare con i morti per riuscire a porre fine all'amarezza di vedere morire i propri cari.

D'ANNUNZIO nell'opera 'L’incontro di Ulisse" fa apparire la figura di Ulisse, come quella di un superuomo a differenza degli autori precedenti.Il viaggio diventa quindi emblema di una vita libera e di pienezza eroica. Nello stesso tempo però, a tutto ciò D'Annunzio mette in contrapposizione l'aspetto inquietante della solitudine. Una solitudine immensa che avvolge Ulisse durante la sua navigazione, consapevole di aver perso la propria dimensione di uomo dopo essersi accorto di essere rimasto solo.

GOZZANO nella sua opera fa apparire la figura di Ulisse in maniera ironica quasi ridicola. Infatti egli fa di Ulisse un eroe spogliato della propria sacralità e intoccabiIità, doti esaltate invece da D'annunzio. Viene descritto come un'avventuriero che approda sulle spiagge dei Mediterraneo, quindi Ulisse diventa un uomo immortale che tradisce i valori della famiglia, alla fine dunque non si può più definire un eroe.

LUCIO DALLA nella sua canzone ITACA racconta di un marinaio che domanda al suo capitano Ulisse se ogni volta che avesse fatto una scelta avesse pensato non solo a se stesso ma anche ai suoi uomini. Inoltre il marinaio confida al suo capitano la tristezza che prova nello stare lontano dalla sua patria, Itaca.
Nonostante ciò egli è pronto a seguire ancora il suo capitano. Tutto questo rappresenta non il singolo fatto dei viaggio di Ulisse ma la nostra vita comune. Una vita che è vissuta da alcuni con spirito d'avventura, costoro rappresentano Ulisse; altri la vivono in maniera sedentaria, legati ognuno alla propria Itaca, pur non avendo perso lo spirito di ricerca dei nuovo, questi rappresentano il marinaio.

SERGIO VASTANO fa una divertente descrizione dei personaggio di Ulisse. Infatti egli descrive una nuova autovettura chiamata proprio "Ulisse". Questa vettura per le caratteristiche che possiede è dedicata ad un uomo che viaggia molto; ma Vastano non parla ffirettamerite dell'auto ma di una giornata particolare, raggiungendo cosi il suo scopo che è puramente pubblicitario. Quindi attraverso questo gioco, l'autore fa si che anche chi è solo interessato alla vettura in un certo modo ricordi anche la figura di Ulisse stesso.

Maria Laura Aurilio, Piera Paladino, Maria Rosa Sciortino (III E)

 

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